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Portati a terra i resti del Titan

  • Immagine del redattore: Forge Italia
    Forge Italia
  • 1 lug 2023
  • Tempo di lettura: 2 min


A undici giorni dalla tragedia del sottomarino Titan, nella quale hanno perso la vita cinque persone, la nave di recupero Horizon Arctic ha riportato sulla terraferma tutti i detriti raccolti sul fondale dell’Oceano Atlantico. Si tratterebbe di una quantità significativa che potrebbe dare una svolta alle indagini in corso per capire quale sia stata la causa della catastrofica implosione.

Uno degli elementi più facilmente identificabili, come riporta la Bbc, tra quelli che gli addetti del porto di Saint John a Terranova non sono riusciti a nascondere, era il coperchio circolare anteriore in titanio e fibra di carbonio (foto 1), con un buco al centro in cui era presente l’oblò d’osservazione: un finestrino in fibra di plastica sulla cui resistenza nelle profondità marine erano stati sollevati parecchi dubbi.

Al molo di Saint John sono arrivate anche le flange in titanio (foto 2), degli elementi di giunzione metallici a forma di anello saldati sulla scocca del Titan che avrebbero dovuto servire da collegamenti con il coperchio anteriore e quello posteriore del sottomarino. Queste flange sono tra gli elementi al centro delle indagini che stanno conducendo le autorità statunitensi e canadesi.

«Credo che le parti chiave da analizzare siano i giunti tra il finestrino in acrilico e le calotte in titanio e anche l’area in cui la fibra di carbonio sarebbe stata incollata alle flange», ha detto alla Bbc Blair Thornton, professore di autonomia marina presso l’Università di Southampton nel Regno Unito. «Entrambi questi componenti sono stati recuperati, che è quanto di meglio potessimo sperare per proseguire nelle indagini».

Insieme al coperchio anteriore e alle flange, la nave Horizon ha recuperato anche diversi sacchi di detriti nei quali potrebbero esserci pezzi dello scafo in fibra di carbonio. Se così dovesse essere, l’attenzione degli investigatori si concentrerebbe sulla ricerca di possibili tracce di separazione degli strati della fibra di carbonio (processo chiamato delaminazione che può avvenire in ambienti estremi), soprattutto nel punto in cui lo scafo si univa alle flange.

Il vano posteriore dedicato alle attrezzature, una delle parti più grandi del sommergibile trovate sul fondale atlantico, nonostante fosse coperto dalla coda, nell’implosione ha subito danni estesi esponendo l’antenna che normalmente si connette alla rete telefonica satellitare Iridium quando il sommergibile si trova in superficie. L’antenna (foto 3) sarebbe stata alimentata in modo indipendente e il fatto che nessun messaggio sia stato ricevuto dopo che il Titan ha iniziato la sua immersione è un chiaro indizio del fatto che il natante non sia mai risalito.

Le lunghe aste metalliche (foto 4), abbassate sui camion in attesa, sono ciò che rimane del telaio di approdo, su cui il Titan si appoggiava quando si trovava nel laboratorio o sulla chiatta di lancio.

I grandi pannelli di colore bianco (foto 5), visti sul molo a Terranova, facevano parte della rivestitura esterna o del carenaggio del sommergibile e venivano utilizzati per coprire cavi e tubi che passavano lungo l’esterno dello scafo in fibra di carbonio. Ciò che non è stato scaricato dalla Horizon sono i contenitori che potrebbero essere stati utilizzati per trasportarei resti umani dei quali la Guardia Costiera americana sostiene di essere in possesso.


Foto 1

Foto 2

Foto 3

Foto 4

Foto 5


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